Mario Battimiello vive e lavora a Nerviano (Mi).


Nato a Napoli nel 1958, compie dapprima studi di grafica  per poi frequentare l'Accademia di Brera, dove consegue il diploma in Pittura.


La sua dimensione pittorica si definisce in una costante ricerca nella quale si riflette un percorso interiore vitale e sincero. L'artista è difatti in continuo contatto osmotico col mondo che lo circonda. Da questo rapporto muove il suo sforzo creativo, sempre volto all'espressione di un sentimento inteso non come puro istinto ma come emozione mediata da una riflessione attenta e dagli esiti mai scontati. La pittura diviene così un mezzo, non un fine, uno strumento privilegiato per  risolvere e comunicare gli stadi e gli sviluppi di un cammino in costante rinnovamento.


Nelle opere dal paesaggio urbano alla figura umana e animale sino alla natura morta Battimiello indaga il legame sempre affascinante tra luce e ombra. Da sempre i pittori si sono confrontati con il rapporto tra luce, ombra e oggetti. Dall'incontro della luce con la forma si genera l'ombra e, istantaneamente, la visione stessa dell'oggetto.


Scriveva Plinio il Vecchio che la pittura nacque in Grecia, per merito di una fanciulla "...la quale presa d'amore per un giovane, e dovendo questi partire, alla luce di una lanterna fissò con delle linee il contorno dell'ombra del viso di lui" ( Naturalis Historia, XXXV, 15 e 151)


E' dalla riflessione sulle possibilità della luce che si definiscono i colori e che si costruiscono i rapporti tra forma e superficie. Luce come potenzialità di tutti i colori nonché come principio della forma, ombra come complementarità del colore e come co-definizione della luce. Fondi scuri esaltano le figure, il colore si accende, l'occhio è appagato nella sua ricerca di bellezza, mentre lo spirito prosegue il cammino.

 

Chiara Franceschini

 




“Con quale canto ti faccia splendere nella mente la vivida fiaccola, onde tu penetri a fondo i più reconditi veri”.
 
 
Lucrezio, De Rerum Natura
 
 
 
 
Fin dall’antichità, dai tempi più remoti una delle indagini che l’uomo ha costantemente perseguito, è la ricerca del lumen e cioè il tentativo di portare alla luce, di fare chiarezza. Il lumen non deve infatti essere confuso con la lux che è la luce in quanto tale, un dato di fatto, che viene posto in secondo piano, ma è il desiderio di indagare il reale, la relazione che intercorre tra la vita e il mondo che ci accoglie.
L’idea che il mondo nel quale viviamo sia solo l’ombra della vera realtà, ha affascinato e coinvolto molti uomini, come lo stesso Kant, quando afferma che il mondo che vediamo intorno a noi è una “mera apparenza”, il mondo non è quello che appare essere, esso infatti implica la proiezione della coscienza umana.
L’autonomia di visone del reale è un traguardo complesso, forse impossibile da raggiungere integralmente, ma perlomeno è un percorso mentale che bisognerebbe provare ad intraprendere.
Chi spesso tenta di emancipare il proprio pensiero, non mediandolo con la visione ordinaria e usuale del reale è l’artista. Questo desiderio impetuoso di libertà, intesa come indipendenza di sguardo sul reale è evidente nelle opere di Mario Battimiello, dove l’immagine è volutamente indagata per essere rivelata nella sua vera identità.
Mi viene alla mente una frase del protagonista di Memorie del sottosuolo di Dostoevskij: “Non ho fatto altro che portare alle estreme conseguenze, nella mia vita, quello che voi non osavate portare nemmeno fino a metà strada”. Ho riportato queste parole, perché penso che Battimiello nella sua vita abbia dedicato molta parte di sé stesso all’arte e alla ricerca di una modalità espressiva che potesse cogliere in modo oggettivo e al contempo intimistico l’esistente.
Un amore, quello per l’arte che scopre fin da giovanissimo, anche se causa dei “fatti della vita” l’artista napoletano prende altre strade, che lo porteranno in Francia e in Germania. La ricerca artistica comunque continua e al rientro in Italia frequenta l’Istituto Europeo di Designier e poi l’Accademia di Brera dove si diploma in pittura. Certamente la tecnica e le regole pittoriche apprese a Brera hanno contribuito alla sua formazione tecnica, ma ritengo rilevanti sia le esperienze fatte all’estero, che la scuola di design. È soprattutto anche grazie a quest’ultima esperienza, che Battimiello a mio avviso è riuscito ad addentrarsi nelle maglie della società attuale, analizzandone gli aspetti generali della vita quotidiana, le modalità comunicative del singolo, i luoghi e gli oggetti con i quali giornalmente interagiamo. Il percorso intrapreso da Battimiello ha visto varie fasi nelle quali la figurazione si è di frequente alternata all’indagine informale o momenti nei quali entrambe hanno proceduto in sintonia l’una con l’altra. Spesso la ricerca materica informale è servita all’artista campano per studiare ed esplorare le infinite potenzialità del colore e della materia, che successivamente hanno permesso di ottenere rilevanti esiti figurativi.
La figura, i volti e soprattutto gli sguardi dell’umanità, che vive delle proprie esperienze, sono le tematiche maggiormente ricorrenti nelle tele di Battimiello; l’esplorazione interiore e il viaggio nell’inconscio, nelle numerose stanze presenti all’interno di quel complesso e straordinario “edificio” che è il corpo umano.
Il soggetto ritratto viene in un primo momento inserito in un contesto che non necessariamente lo relazioni ad un luogo o ad un ambiente specifico, ma la ricerca è volta a sottolineare e connotarne l’unicità, in modo che si compia l’intima esplosione interiore. Ecco che Battimiello, con saggia competenza ne riunisce i frammenti sulla tela, donando all’immagine nuova vita, mettendo in atto una sorta d’azione metamorfica. L’attenzione dell’artista spesso si focalizza sul volto del soggetto ritratto, sottolineandone i segni dell’esistenza, le esperienze e riuscendo a far emergere la più profonda specificità.
Le pennellate appaiono risolte, volte a creare contrasti decisi tra il chiaro e lo scuro, tra colori che donano dinamismo e comunicazione ed altri che invitano e ci conducono nella sfera introspettiva e più intimistica.
Le tele di Battimiello non esauriscono la loro ricerca nel ritratto, ma raccontano scene di vita quotidiana, attimi metropolitani, all’interno dei quali la presenza umana, inghiottita da luce e ombra, agisce, si muove, si incontra per poi smarrirsi nell’anonimato.
Sono idee, sensazioni che nascono osservando il mondo che ci circonda, dove anche gli oggetti di uso comune, di “tutti i giorni” sono colti nella loro essenziale semplicità; una realtà oggettiva, a volte irreale, surreale, in alcuni casi onirica, tuttavia sempre connessa al vero e con l’obbiettivo di analizzare il rapporto tra sé e gli altri, tra l’elemento materiale e spirituale.
Alberto Mattia Martini