Fin dall’antichità, dai tempi più remoti una delle indagini che l’uomo ha costantemente perseguito, è la ricerca del lumen e cioè il tentativo di portare alla luce, di fare chiarezza. Il lumen non deve infatti essere confuso con la lux che è la luce in quanto tale, un dato di fatto, che viene posto in secondo piano, ma è il desiderio di indagare il reale, la relazione che intercorre tra la vita e il mondo che ci accoglie.
L’idea che il mondo nel quale viviamo sia solo l’ombra della vera realtà, ha affascinato e coinvolto molti uomini, come lo stesso Kant, quando afferma che il mondo che vediamo intorno a noi è una “mera apparenza”, il mondo non è quello che appare essere, esso infatti implica la proiezione della coscienza umana.
L’autonomia di visone del reale è un traguardo complesso, forse impossibile da raggiungere integralmente, ma perlomeno è un percorso mentale che bisognerebbe provare ad intraprendere.
Chi spesso tenta di emancipare il proprio pensiero, non mediandolo con la visione ordinaria e usuale del reale è l’artista. Questo desiderio impetuoso di libertà, intesa come indipendenza di sguardo sul reale è evidente nelle opere di Mario Battimiello, dove l’immagine è volutamente indagata per essere rivelata nella sua vera identità.
Mi viene alla mente una frase del protagonista di Memorie del sottosuolo di Dostoevskij: “Non ho fatto altro che portare alle estreme conseguenze, nella mia vita, quello che voi non osavate portare nemmeno fino a metà strada”. Ho riportato queste parole, perché penso che Battimiello nella sua vita abbia dedicato molta parte di sé stesso all’arte e alla ricerca di una modalità espressiva che potesse cogliere in modo oggettivo e al contempo intimistico l’esistente.
Un amore, quello per l’arte che scopre fin da giovanissimo, anche se causa dei “fatti della vita” l’artista napoletano prende altre strade, che lo porteranno in Francia e in Germania. La ricerca artistica comunque continua e al rientro in Italia frequenta l’Istituto Europeo di Designier e poi l’Accademia di Brera dove si diploma in pittura. Certamente la tecnica e le regole pittoriche apprese a Brera hanno contribuito alla sua formazione tecnica, ma ritengo rilevanti sia le esperienze fatte all’estero, che la scuola di design. È soprattutto anche grazie a quest’ultima esperienza, che Battimiello a mio avviso è riuscito ad addentrarsi nelle maglie della società attuale, analizzandone gli aspetti generali della vita quotidiana, le modalità comunicative del singolo, i luoghi e gli oggetti con i quali giornalmente interagiamo. Il percorso intrapreso da Battimiello ha visto varie fasi nelle quali la figurazione si è di frequente alternata all’indagine informale o momenti nei quali entrambe hanno proceduto in sintonia l’una con l’altra. Spesso la ricerca materica informale è servita all’artista campano per studiare ed esplorare le infinite potenzialità del colore e della materia, che successivamente hanno permesso di ottenere rilevanti esiti figurativi.
La figura, i volti e soprattutto gli sguardi dell’umanità, che vive delle proprie esperienze, sono le tematiche maggiormente ricorrenti nelle tele di Battimiello; l’esplorazione interiore e il viaggio nell’inconscio, nelle numerose stanze presenti all’interno di quel complesso e straordinario “edificio” che è il corpo umano.
Il soggetto ritratto viene in un primo momento inserito in un contesto che non necessariamente lo relazioni ad un luogo o ad un ambiente specifico, ma la ricerca è volta a sottolineare e connotarne l’unicità, in modo che si compia l’intima esplosione interiore. Ecco che Battimiello, con saggia competenza ne riunisce i frammenti sulla tela, donando all’immagine nuova vita, mettendo in atto una sorta d’azione metamorfica. L’attenzione dell’artista spesso si focalizza sul volto del soggetto ritratto, sottolineandone i segni dell’esistenza, le esperienze e riuscendo a far emergere la più profonda specificità.
Le pennellate appaiono risolte, volte a creare contrasti decisi tra il chiaro e lo scuro, tra colori che donano dinamismo e comunicazione ed altri che invitano e ci conducono nella sfera introspettiva e più intimistica.
Le tele di Battimiello non esauriscono la loro ricerca nel ritratto, ma raccontano scene di vita quotidiana, attimi metropolitani, all’interno dei quali la presenza umana, inghiottita da luce e ombra, agisce, si muove, si incontra per poi smarrirsi nell’anonimato.
Sono idee, sensazioni che nascono osservando il mondo che ci circonda, dove anche gli oggetti di uso comune, di “tutti i giorni” sono colti nella loro essenziale semplicità; una realtà oggettiva, a volte irreale, surreale, in alcuni casi onirica, tuttavia sempre connessa al vero e con l’obbiettivo di analizzare il rapporto tra sé e gli altri, tra l’elemento materiale e spirituale.
Alberto Mattia Martini